Al tempo del Corona

È l’ora

Viviamo un mondo, ora, lontano dal solito. Casa nostra ci appare fredda, il luogo dove si dovrebbe celare il calore, ninfa vitale per l’uomo, diventa nel giro di poche settimane una lugubre prigione. È naturale che, da una situazione di prigionia nella totale comodità, ci si senta leoni a voler scappare infrangendo una stupida e, per una volta, semplice regola. Ma ora non è una questione di regole ne di chi le infrange, perché non ci hanno tolto niente, anzi, ci hanno dato la possibilità di riappropriarci di tutto il tempo che abbiamo regalato alle cose frivole di questa nostra vita. Non dobbiamo lasciare che, in un momento di disperazione, ci porgano come salvezza dei paradigmi, figli di quelli che già ci opprimevano, a nostra insaputa, nel mondo precedente. Il bisogno esasperato, ora più che, mai di connettersi con gli altri io lo traduco con una paura, ora più che mai, di confrontarci con noi stessi. È il momento. Da che non avevamo mai il tempo a volerlo ammazzare non è un cambiamento bilanciato, considerato che il tempo che prima non avevamo non lo troveremo più avanti fintanto che cercheremo di distruggerlo. Ora è il momento di riappropriarci del tempo, che ci si pone davanti in tutta la sua incombenza intimorendoci.

Il tempo ora ci appare come un mostro, ma cos’è un mostro? La parola mostro deriva dal latino monstrum che a sua volta deriva da monere ossia prodigio. In ciò che è mostruoso è insito il prodigio, la verità. Verità che può spaventare solo una società composta da individui fortemente standardizzati che vivono il tempo come un flusso finito in cui giacere beatamente. 

Il tempo deve far paura. È infinito. Laddove non c’è spazio, il tempo vive. 

L’uomo deve confrontarsi con il tempo sia che lo utilizzi per creare, produrre e dare vita alle cose del mondo sia quando resta fermo come in mare, uno scoglio. Cosi facendo possiamo renderci conto di essere Uomini in Terra e che il tempo che lasciamo scorrere imperterrito ,in realtà, lo stiamo usando per distruggere uno spazio finito, l’unica probabilità che a seguito di un’esplosione nasca la vita da cui è derivata la nostra unica possibilità di viverla e non sprecarla. 

“Non sprecarla” non ha quell’accezione tipica della nostra società consumistica postmoderna, ma è inteso come lasciare che la vita scorra come scorre il tempo a volte veloce a volte lento fuori dal mio intento. 

Ora è il momento di non sprecare neanche un istante.

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